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Un evento dell’ONU si concentrerà sulla diplomazia e sulla protezione dei civili in guerra
Un incontro ministeriale a New York esaminerà come la diplomazia possa proteggere i civili, gli operatori umanitari e il diritto internazionale umanitario nel contesto dei conflitti armati in corso.
Diplomatici, leader umanitari e rappresentanti della società civile si incontreranno il 21 settembre 2026 per una discussione sostenuta dall’Unione europea sulla protezione dei civili e degli operatori umanitari nei conflitti armati. L’evento ministeriale collaterale, della durata di 90 minuti, sarà co-organizzato dalla Delegazione dell’UE presso le Nazioni Unite, dalle missioni permanenti di Irlanda, Giordania, Canada e Brasile e dall’Unione africana.
L’incontro si concentrerà sulla diplomazia umanitaria e sulla necessità di preservare il diritto internazionale umanitario, che pone limiti alla condotta della guerra e stabilisce tutele per i civili e per altre persone colpite dai conflitti. L’annuncio è stato pubblicato dal Servizio europeo per l’azione esterna, il servizio diplomatico dell’UE.
Un contesto sempre più difficile per i civili
Secondo gli organizzatori dell’evento, la comunità umanitaria si trova ad affrontare circa 130 conflitti armati in tutto il mondo. L’annuncio segnala ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, tra cui attacchi contro i civili e danni a case, ospedali, scuole, reti idriche, infrastrutture energetiche e ambiente naturale.
Avverte inoltre che un linguaggio volto a disumanizzare le persone sta indebolendo il rispetto dell’opinione pubblica sia per le leggi di guerra sia per il lavoro umanitario. In molti conflitti, le organizzazioni incontrano difficoltà nel raggiungere le persone che necessitano di assistenza. Le decisioni politiche e il mutare delle condizioni sul campo di battaglia possono limitare l’accesso, anche quando i bisogni umanitari sono urgenti.
Anche gli operatori umanitari vengono deliberatamente attaccati. La loro sicurezza è fondamentale per la distribuzione degli aiuti, rendendo le minacce contro di loro un ostacolo diretto alle operazioni umanitarie, oltre che un pericolo per le persone che lavorano nelle zone di conflitto.
Gli organizzatori descrivono le guerre odierne come sempre più frammentate. Alcuni territori sono divisi tra diverse autorità o controllati da gruppi armati non statali, mentre le linee del fronte si spostano e le infrastrutture di base crollano. Queste condizioni rendono più difficile per gli attori esterni negoziare l’accesso, mantenere i contatti con tutte le parti interessate e garantire la protezione dei civili.
Cosa può fare la diplomazia umanitaria
Gli organizzatori dell’evento sostengono che l’impegno diplomatico possa contribuire a impedire l’aggravarsi dei conflitti, aprire o ripristinare i corridoi per l’assistenza umanitaria e creare uno spazio per il dialogo. Può inoltre sostenere i cessate il fuoco e contribuire agli sforzi politici volti a risolvere le guerre e altri episodi di violenza.
Un ulteriore obiettivo è rafforzare la comprensione del diritto internazionale umanitario e incoraggiarne il rispetto. La diplomazia può attirare l’attenzione sulle violazioni, fare pressione per garantire l’accertamento delle responsabilità e riaffermare il principio secondo cui i civili non devono essere considerati obiettivi legittimi. L’incontro intende chiarire le responsabilità degli Stati membri dell’ONU e della comunità internazionale nel suo complesso in questi sforzi.
Anziché limitarsi a una serie formale di discorsi, il programma è strutturato attorno a una discussione moderata. I ministri, i dirigenti delle agenzie, le organizzazioni umanitarie e i rappresentanti della società civile dovrebbero presentare proposte mirate. I ministri potranno intervenire dalla sala per due minuti, mentre gli altri rappresentanti avranno un minuto. Le personalità di primo piano potranno partecipare accompagnate da un membro del proprio staff.
Partecipanti indicati per l’incontro
Il programma indica la Regina dei Belgi per i discorsi di apertura. Gli interventi introduttivi e altri contributi sono associati a Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea; Ayman Safadi, vice primo ministro e ministro degli Esteri della Giordania; e Hadja Lahbib, commissaria europea responsabile per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi.
Tra gli altri partecipanti indicati figurano Mirjana Spoljaric, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa; Anita Anand, ministra degli Esteri del Canada; un rappresentante di alto livello del Brasile; e Amma Twum Amoah, commissaria della Commissione dell’Unione africana per la salute, gli affari umanitari e lo sviluppo sociale.
L’elenco comprende inoltre Abdullah bin Abdulaziz Al Rabeeah di KSRelief, Tom Fletcher, coordinatore dei soccorsi d’emergenza dell’ONU e sottosegretario generale per gli affari umanitari, e Carl Skau, direttore esecutivo ad interim del Programma alimentare mondiale. Sono inoltre indicati Elie Dagher della Croce Rossa libanese, Claudia Fuentes Julio, vicesegretaria generale per i diritti umani, e Petra Hoskovec del Forum des Organisations Non Gouvernementales Internationales.
Helen McEntee, indicata come ministra irlandese degli Affari esteri e del Commercio e ministra della Difesa, figura tra i partecipanti. Nel complesso, la varietà di funzionari e organizzazioni riflette lo sforzo dell’evento di collegare l’azione diplomatica al lavoro concreto di protezione delle persone e distribuzione degli aiuti durante la guerra.