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Una settimana diplomatica porta stabilità, ma pochi progressi sostanziali

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite e il vertice Trump-Xi hanno prodotto risultati limitati, mentre le grandi potenze hanno preferito una competizione gestita a difficili svolte decisive.

Un’intensa settimana di diplomazia a New York e Washington si è conclusa con pochi progressi significativi sulle crisi che mettono alla prova il sistema internazionale, secondo un’analisi pubblicata dal Council on Foreign Relations, o CFR.org.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha portato a New York un gran numero di diplomatici e dignitari, mentre la visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping a Washington ha incluso un incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Entrambi gli appuntamenti offrivano l’opportunità di affrontare guerre, tensioni economiche e rischi legati alle tecnologie emergenti. Invece, i risultati hanno sostanzialmente preservato gli assetti esistenti.

Questo esito è arrivato in un contesto internazionale particolarmente instabile. Le forze ucraine avevano recentemente condotto attacchi significativi contro le raffinerie di petrolio di Mosca. La Russia era stata accusata di segnalare una possibile escalation fino al territorio della NATO. L’ansia legata all’intelligenza artificiale si era intensificata, spingendo a chiedere un coordinamento internazionale, mentre gli scambi di missili in Medio Oriente si erano ampliati.

Attenzione limitata all’Assemblea generale

Il discorso di Trump all’Assemblea generale ha affrontato con fermezza l’Iran e criticato alcuni aspetti delle Nazioni Unite. Al di là di questi temi, tuttavia, il discorso ha dedicato relativamente poca attenzione ad altre questioni centrali per la sua amministrazione.

La Cina è stata menzionata soprattutto in relazione al vantaggio degli Stati Uniti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. La guerra in Ucraina ha ricevuto solo un breve riferimento al desiderio di Trump di vederla concludere. Anche il futuro di Israele e dei territori palestinesi è stato discusso solo marginalmente. Secondo la valutazione del CFR, il discorso ha evitato di soffermarsi a lungo su alcune delle questioni più rilevanti dell’agenda diplomatica del presidente.

Nel corso della settimana è stato raggiunto un accordo significativo che coinvolge gli Stati Uniti, la Danimarca e la Groenlandia. L’intesa amplia i diritti già esistenti degli Stati Uniti di istituire basi in virtù di un accordo del 1951 con la Danimarca, estendendo tali diritti alla Groenlandia qualora il territorio diventasse indipendente. L’accordo darebbe inoltre a Washington la possibilità di impedire ad altri Paesi, in particolare Cina e Russia, di costruire basi o realizzare grandi investimenti in Groenlandia.

L’accordo ha attirato notevole attenzione nonostante le numerose altre emergenze internazionali discusse. Il CFR sostiene che risolvere la questione potrebbe rimuovere una fonte di attrito dalle relazioni tra le parti.

Ci sono stati anche sviluppi su Gaza attraverso una riunione del Consiglio della Pace. Sono stati annunciati progetti per un valore di 2,4 miliardi di dollari, anche se il loro impatto dipenderà dalla loro attuazione. Il fatto che questo lavoro si sia svolto attraverso quel forum, anziché principalmente attraverso le Nazioni Unite, è stato presentato dal CFR come una prova dell’indebolimento del ruolo politico dell’organizzazione.

L’Assemblea è stata inoltre l’ultima convocata durante i due mandati di António Guterres come segretario generale delle Nazioni Unite. Con l’avvicinarsi dell’elezione della nuova leadership, l’organizzazione si trova davanti a una scelta importante sulla propria direzione futura. L’analisi del CFR osserva che le istituzioni internazionali dipendono fortemente dal sostegno dei loro membri più potenti, ma sostiene che le Nazioni Unite sono state storicamente più efficaci quando guidate da segretari generali energici e indipendenti, tra cui Dag Hammarskjöld e Kofi Annan.

Un nuovo segretario generale, da solo, non può riparare l’organizzazione, afferma l’analisi. Ma entrare in un periodo di grave rivalità geopolitica senza una leadership forte potrebbe danneggiare ulteriormente la rilevanza dell’ONU.

Washington e Pechino preservano lo status quo

La visita di Xi a Washington ha prodotto più cerimonie che cambiamenti concreti. Le due parti hanno prorogato di due mesi la tregua sui dazi, e ci si aspettava che il Board of Trade portasse avanti ulteriori accordi sugli acquisti e sulle vendite. Tuttavia, la disputa economica più profonda è rimasta irrisolta, in particolare le preoccupazioni per la sovrapproduzione e le esportazioni cinesi generate dall’eccesso di capacità industriale.

Il CFR non ha rilevato prove significative del fatto che Pechino abbia accettato di ridurre il proprio sostegno all’Iran o alla Russia. I colloqui non hanno prodotto neppure sviluppi riferiti su Taiwan. In termini pratici, l’incontro ha mantenuto un fragile equilibrio anziché modificare la struttura delle relazioni tra Stati Uniti e Cina.

Entrambi i governi sembrano disposti ad aspettare. Washington ha il tempo di ridurre la propria dipendenza da materiali e prodotti importanti controllati dalla Cina. Pechino, nel frattempo, può attendere che le condizioni politiche cambino negli Stati Uniti e che Xi vada oltre la sua prevista elezione del prossimo anno per un quarto mandato.

L’intelligenza artificiale è stata uno degli ambiti in cui i leader sono apparsi sostanzialmente allineati. Mentre si intensificavano le notizie sul comportamento inatteso dei sistemi di IA, Trump ha respinto l’idea di rallentarne lo sviluppo, descrivendo la competizione con la Cina come esistenziale e affermando: «chi vince l’IA, VINCE». Anche la Cina ha mostrato scarso interesse a ridurre volontariamente il proprio ritmo.

Creare un canale tra Stati Uniti e Cina per discutere dell’IA è quindi un passo positivo, ma resta incerta la sua capacità di stabilire limiti di sicurezza condivisi. La stessa tensione attraversa il rapporto più ampio: entrambi i presidenti hanno sottolineato la stabilità, l’amicizia e l’evitare lo scontro diretto, lasciando però irrisolti i disaccordi fondamentali.

La stabilità ha un costo

Gestire la competizione può ridurre il pericolo immediato di un conflitto, e al momento nessuno dei due leader sembra desideroso di sconvolgere uno status quo che offre vantaggi politici. Ma la ricerca della calma potrebbe anche scoraggiare Washington dal fare pressione su Pechino su questioni come le vendite di armi a Taiwan o i controlli sulle esportazioni di semiconduttori avanzati.

I vertici offrono un accesso raro ai leader nazionali e quindi un’occasione limitata per affrontare direttamente questioni difficili. Quando le questioni controverse vengono rinviate per preservare la cordialità, il rischio immediato può diminuire, ma diminuisce anche l’opportunità di compiere progressi significativi.

La conclusione del CFR è prudente, non catastrofica: i risultati limitati della settimana sono stati deludenti, ma erano preferibili a una grave rottura diplomatica.

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