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NASA porta l’osservatorio PRIMA nel lontano infrarosso alla Fase B

NASA ha fatto avanzare il suo osservatorio spaziale PRIMA alla successiva fase di progettazione, con un lancio previsto nel 2033 e una missione incentrata sull’astronomia nel lontano infrarosso.

NASA ha portato la sua missione pianificata PRobe far-Infrared Mission for Astrophysics, nota come PRIMA, alla Fase B dello sviluppo, la fase in cui l’agenzia perfezionerà il progetto dell’osservatorio e farà maturare le tecnologie necessarie. La decisione rappresenta un formale passo avanti per il progetto, anche se PRIMA dovrà ancora superare una successiva revisione di conferma prima di poter procedere verso il lancio.

La tappa dello sviluppo è stata riferita da Nexbithub.com. Essa pone PRIMA al centro degli sforzi della NASA per creare una nuova categoria di progetti di scienza spaziale su larga scala attraverso il suo consolidato Explorers Program. Attualmente la missione dovrebbe essere lanciata nel 2033 e si prevede che esamini l’universo per almeno cinque anni una volta operativa.

Una nuova finestra sull’universo

PRIMA viene sviluppata per osservare il cosmo nelle lunghezze d’onda del lontano infrarosso, una parte dello spettro che amplierà le capacità esistenti della NASA. Il suo telescopio avrà uno specchio di 5.9 piedi, pari a 1.8 metri, di diametro.

Questo obiettivo dovrebbe offrire agli astronomi una prospettiva diversa da quella fornita da altri grandi osservatori. Il James Webb Space Telescope osserva nella luce del vicino e medio infrarosso, mentre PRIMA sarebbe dedicata alla gamma del lontano infrarosso, caratterizzata da lunghezze d’onda maggiori. Le due missioni esaminerebbero quindi porzioni diverse dello spettro infrarosso, invece di duplicare il loro obiettivo principale.

Nicky Fox, associate administrator della Science Mission Directorate della NASA, ha collegato il progetto a interrogativi irrisolti sulla storia del cosmo. L’agenzia descrive PRIMA come un osservatorio che potrebbe contribuire a indagare tali questioni, aggiungendo una capacità specializzata alla sua più ampia raccolta di missioni spaziali.

Il ruolo della missione viene definito anche in relazione al più ampio programma di astronomia della NASA. Shawn Domagal-Goldman, direttore della Astrophysics Division dell’agenzia, ha descritto la sua capacità di osservare il lontano infrarosso come un’importante integrazione agli osservatori come Webb e il Roman Space Telescope. In questo assetto, PRIMA fornirebbe una capacità di collegamento tra queste missioni di punta e le aree della ricerca astronomica che esse non prendono specificamente di mira.

Dalla raccomandazione del decadal survey allo sviluppo

Le origini di PRIMA risalgono al 2020 Decadal Survey for Astronomy and Astrophysics. Quel sondaggio ha raccomandato la creazione di una nuova classe di missioni note come Probe Explorers, fornendo la base per i piani della NASA di sviluppare progetti complementari agli attuali osservatori di punta.

La denominazione è importante perché PRIMA non viene presentata come un sostituto di Webb o Roman. Al contrario, la NASA intende ampliare ciò che la sua flotta è in grado di osservare. Concentrandosi sulle misurazioni nel lontano infrarosso, l’osservatorio proposto occuperebbe un posto distinto nella strategia dell’agenzia per studiare la storia cosmica.

L’ingresso nella Fase B significa che la missione ha superato le prime attività di studio del concetto. Il periodo attuale si concentrerà sul miglioramento del progetto e sulla dimostrazione che le tecnologie necessarie possono essere sviluppate per l’osservatorio previsto. La successiva revisione di conferma resta un passaggio importante, quindi la decisione più recente non rappresenta l’approvazione definitiva di ogni aspetto della missione.

Ciò nonostante, il passaggio assegna a PRIMA un posto ufficiale nella fase successiva del processo di sviluppo della NASA. Segnala inoltre che l’agenzia considera il progetto sufficientemente maturo da ricevere un’attenzione costante come missione spaziale organizzata, anziché soltanto come proposta scaturita dal decadal survey.

Un investimento scientifico a lungo termine

Il Jet Propulsion Laboratory della NASA gestisce il progetto, il cui costo stimato è di $1.2 miliardi. Se proseguirà lungo l’attuale percorso di sviluppo, PRIMA dovrebbe iniziare la propria attività nel 2033 e operare per un minimo di cinque anni.

Il periodo di osservazione previsto fornirebbe ai ricercatori un flusso costante di dati nel lontano infrarosso. L’importanza della missione non risiede quindi soltanto nella tappa del lancio, ma anche nelle informazioni specifiche che è progettata per raccogliere nel tempo. La NASA prevede che queste osservazioni contribuiscano a una comprensione più profonda dell’universo e influenzino le future interpretazioni della storia cosmica.

Il progetto resta soggetto alla revisione ancora da affrontare e il suo sviluppo dovrà proseguire prima che la navicella possa raggiungere la fase di lancio. Per ora, tuttavia, il passaggio alla Fase B segna l’impegno della NASA a portare avanti un osservatorio costruito attorno a una gamma di lunghezze d’onda che integrerà i telescopi spaziali più noti dell’agenzia.

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